I veronesi Le Maschere Di
Clara pubblicano un nuovo ep che fa
seguito al valido L'alveare del
2013, spingendo quell'ardita ma altrettanto suggestiva commistione di
musica classica, math rock e noise rock, verso nuovi lidi. La
formazione della band è del tutto particolare e comprende Lorenzo
Masotto al basso, pianoforte e voce, la sorella Laura Masotto al
violino e Bruce Turri alla batteria. La loro musica è magniloquente
e si muove accostando universi apparentemente distanti e
inconciliabili. Il violino, ora distorto, ora dimesso, duetta con una
poderosa sezione ritmica che omaggia apertamente gli anni novanta
(Don Caballero, Shellac e Uzeda), mentre non mancano citazioni e
riferimenti alla musica classica, insieme ad interessanti spunti dal
sapore progressivo. I testi richiamano spesso il mondo della
letteratura e della poesia (ne è un esempio L'alveare,
le cui tracce sono ognuna un omaggio a un diverso poeta o scrittore
italiano), mentre la voce spazia dal reading al cantato. Chissà,
forse è proprio questa tendenza ad essere così trasversale, spesso
fino all'eccesso e, potremmo dire, così barocco nei suoi intenti,
che non ha ancora permesso al sound della band di ottenere una più ampia
visibilità, ma questo non significa che la proposta manchi di
efficacia.
Con
questo ep i nostri abbandonando il cantato per concentrarsi sulla
parte strettamente musicale, realizzando quattro traccie strumentali.
L'ep anticipa e richiama con il suo titolo l'imminente nuovo album
che si intitolerà The Elephant Man (anch'esso strumentale) e
che verrà realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding. Dunque
sembra che, nel omaggiare il film di David Lynch che ha trasposto sul
grande schermo la storia di Joseph Merrick, Le Maschere Di Clara
vogliano arricchire il loro campionario con nuove suggestioni
cinematiche.
Con
le prime tre tracce (Freak, Istanbul e Pow Wow)
la band punta tutto sulla potenza e si spinge attraverso vorticosi
intrecci e ritmiche squadrate dalla grande precisione chirurgica. Una
solida batteria e un martellante basso distorto sorreggono i fraseggi
impazziti di un violino lancinante, mentre fugaci intermezzi
pianistici fanno il loro ingresso per spezzare la tensione e
preparare la strada a nuove frenetiche cavalcate.
Solar,
il lungo brano conclusivo, è quello che più di tutti contribuisce
ad alimentare la curiosità per l'imminente nuovo progetto. Dapprima
fanno capolino le suggestive e fragili note di un pianoforte e di
seguito si inseriscono il basso e la batteria che, serrando i ranghi,
sostengono un violino che, con il suo spasmodico incedere, diventa il
vero protagonista della canzone. L'andamento frammentato e spigoloso
subisce poi una battuta d'arresto e la sezione ritmica cede il campo
a campionamenti elettronici che fanno da tappeto a un crescendo
finale pregno dell'intensità drammatica di una struggente colonna
sonora.
Dopo
un fugace antipasto non resta che attendere la più sostanziosa
portata principale, sperando che gli interessanti spunti offerti da
questo ep possano trovare una più completa espressione nel più
esaustivo formato che solo un full length può offrire.
Nessun commento:
Posta un commento